Sardegna Antica 63 – Digitale

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In copertina: Il “tacco” detto Texile, di Aritzo: monumento naturale fonte di leggende, certo legate alla sua distinta natura geologica, ma sorte anche per gli antichi luoghi di culto edificati al suo colmo, dalla preistoria al periodo romano e a vicende paleocristiane.

Sommario

Come suggerito dalla copertina questo nuovo fascicolo è in parte dedicato ad Aritzo con due lunghi articoli: uno sul suo bellissimo paesaggio archeologico e geologico di Alessandro Atzeni, e uno sulla sua ricca storia e tradizioni, a cura del sistema museale di Aritzo.
Segue la seconda parte dell’ articolo di Maurizio Feo sull’archeologia con precisi riferimenti ai monumenti e agli archeologhi sardi.
Lorenzo Scano ci rivela gli interessanti antefatti al famoso restauro sulle statue di Monti Prama a Li Punti, nei quali fu coinvolto in prima persona.
Maura Andreoni continua l’analisi degli elementi iconografici legati al mondo botanico presenti sulla bandiera italiana, incominciata nel precedente numero con l’olivo che, insieme alla quercia, cinge l’emblema che arricchisce il tricolore nella variante navale di Stato.
Il professor Antonio Assorgia ci farà conoscere i primi studi sul vulcanesimo in Sardegna, mentre Giovanni Enna stavolta indaga sul rapporto tra i famosi templari e la nostra isola.
Nello Bruno continua i suoi studi linguistici analizzando il sostrato arcaico dei dialetti sardi che svela relitti semitici.
Peppino Pischedda ci parlerà di Vincenzo Sulis, patriota sardo e vittima dei Savoia, Giovanni Graziano Manca ci farà conoscere il progettista della cattedrale di Nuoro, Fra Antonio Cano, e Gian Gabriele Cau ci svelerà il contenuto di due epigrafi nelle chiese di San Pietro di Sorres e San Pietro di Oschiri.
Infine il commosso ricordo di Giacobbe Manca per una cara amica della Sardegna, la regista e antropologa friulana Cristiane Rorato.

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